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  • matteo

Tripè Belgian Tripel Birrificio Lariano

Tripè e il Grande Belgio: interpreta il Birrificio Lariano, dirige l'orchestra la tigre del bengala.

Da Tripè a Tripel è un attimo. Una festa, anzi meglio: una fiera. La tigre è l'animale scelto dal Birrificio Lariano per interpretare codesta Belgian Tripel. Terrificante sulla carta, decisamente più mansueta in etichetta. Come a dire: ho le zanne ma sotto sotto nascondo un animo tenero e coccoloso.


Splendido manto maculato, colore aranciato sotto chiazze di schiuma paffuta, pannosa.


Frutta, tanta, anche piuttosto matura, con orpelli di fenoli e malti chiari a ricamare. Albicocca in primis ma anche nettarine, cantalupo, arancia dolce. Cenni di pera e mela annurca a rompere il daltonismo arancione.


Corpo pieno, sfilata su un tappeto di velluto. Descrivere questa birra con un solo aggettivo è facile: opulenta. Non vi basta? Mettiamo pure cicciona. E' come la tigre dello zoo di Fasano: cattività e cibo facile l'hanno resa oziosa e flaccida, con il passo biascicato anziché felpato. Ma è una birra che brucia i grassi anche a riposo, passandoci sopra la fiamma etilica. Risultato? La birra fa glu glu glu, finisce subito, eppure dell'alcol neanche l'ombra. Subdolo come un cecchino si nasconde in fondo alla bottiglia, pronto a dare la caccia a qualsiasi traccia di sobrietà.


Tripè è predatrice: pazientemente attende che la sua preda sia ebbra di alcol per poi aggredirla alle spalle. Roargh: ruggisci, tigre!


Ecco la vostra dose di Birrificio Lariano pronta da stappare:

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