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  • matteo

Collective Arts: prendi l'arte e mettila da parte, ovvero in frigo

Siamo stati testimoni dello sbarco a Quinto Vicentino delle birre canadesi firmate Collective Arts. Ce le ha passate sottobanco l'importatore BrewRise, con tanto di Marketing Manager ed Export Manager al seguito.


Ma prima del piacere, ovvero l'assaggio delle quattro birrozze presenti, il dovere.


Abbiamo infatti scoperto che oltreoceano la birra svolge funzione duplice: lubrificante sociale e medium artistico. La sua missione è aggregare l'arte, in tutte le sue forme. In codesto caso la pittura, la stessa che finisce stampata sulle lattine di birra. E' così che nasce un museo mobile, girovagante in tutto il mondo. Una vetrina niente male nevvero? Prodi artisti italiani, preparatevi perché potreste essere i prossimi fortunati autori di queste opere d'arte: ogni anno il birrificio indice un contest artistico, premiando in freddo danaro e gigantesca visibilità le quattro opere più ganze.


E adesso veniamo alle birre, in ordine di assaggio.

Life in The Clouds, Hazy IPA quasi NEIPA, visto che possiede la cremosità tipica dello stile - da leccarsi i baffi, per intenderci - ma differisce per iter produttivo. A lei il compito di inaugurare la serata e tarare l'aspettativa degli astanti. Compito assolto in maniera ineccepibile.


Subito dopo l'audace Double IPA Surround Sound. Clamore e scetticismo si sono sollevati dal pubblico circa l'ordine delle birre ma l'assaggio ha calmierato le acque: alcol presente ma non bruciante, amarezza secca e tagliente ma non asfaltante. Manifattura canadese, stile americano: semplice e pulito, efficace.


Terza birra: Jam Up the Mash, insolita Hoppy Sour. Ma non è una Sour IPA, fa presto a specificare la regia - sebbene possiede la sua acidità. La conferisce la tecnica produttiva, quella del Kettle Sour, che ricorre all'aggiunta di lattobacilli direttamente nel bollitore. Il risultato ricorda una robusta Berliner Weisse che sposta volutamente l'accento dai fermenti lattici ai luppoli. Fresh!


Dulcis in fundo, letteralmente, Origin of Darkness, stereotipata Bourbon Imperial Stout prodotta in virtù dei presunti connotati italiani in Canada. E come ci vedono i canadesi? Pizza e mandolino? Macché: divoratori di cannoli. Con cioccolato e pistacchio per giunta. Regime alcolico da 8.4 gradi che riscalda più del dichiarato e dejavù siculo, dove siffatto prodotto dolciario trova la migliore espressione.


Ringraziamo quanti si sono palesati per l'occasione e informiamo tutta la comunità birrofila che stiamo già lavorando sui prossimi eventi, dentro al pub e fuori di testa. Arriveberci!


Vi è venuta sete? Ecco la vostra dose di lattine Collective Arts pronte da aprire!

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