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  • matteo

Brusca Pilsner Birrificio Birrone

Brusca, di nome ma non di fatto: Pilsner e pupilla di casa, dal carattere amaro fin Thiene.

Che senso ha chiamare Brusca una birra? E' come se noi Spaccisti ci definissimo spacciatori di fumo. Oddio, l'esempio non calza bene ma rende comunque l'idea. Semplicemente per dirvi che Brusca è il diminutivo di bruscandolo, termine equivalente di luppolo di insolite origini. Avrete capito che i paragoni non sono il nostro forte. Il consumo di roba sì. Pertanto, con vostro permesso, consumiamo la nostra dose.

Colore impeccabile, paglierino con tinte verdognoli tipo acido. Il tutto compresso sotto abbondante panna bianca. Si prega di non agitare.

Il bruscandolo c'è, tanto. Lo slam dank pure. Fieno ed erba tagliata, l'apparente eleganza di un lord disteso su prato inglese, alle prese con il consumo di cannabis. Nobile invero come la varietà di luppoli impiegati, forieri di spezie utilizzate in chirurgiche dosi. Cenni di gratificante fragranza da parte dei malti, memoria di pane e leggera crosta, brioche e farina. Fruttato, citrico per la precisione, col contagocce.


Profumi gagliardi ma è in bocca che la Brusca mostra il suo vero carattere. Corpo medio sospinto dalle bollicine. Qualche zuccherino residua fin Thiene mentre l'amaro fa dei giri immensi e poi ritorna. A Thiene? Anche oltre. Soffice mollica di pane e leggera crosta croccante sono come un placebo: l'effetto è solo nella vostra testa. Il resto è amaro. A vagonate. Indelebile. Solo il tempo aiuta a metabolizzarlo.


Noi vogliamo bene al Birrificio Birrone ma lui no: con questa roba ci impedisce di uscire dal tunnel. Facciamo che entrate voi?


Ecco le vostre dosi di Birrificio Birrone pronte da stappare:

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