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  • matteo

Birra Perugia: l'antico Grifone come l'Araba Fenice

Aggiornato il: mag 21

Birra Perugia, parola a Luca e Luana: storia, birre e prospettive future in un'intervista ad alto tasso di gioia.


Con quella dedicata a Birra Perugia inizia un ciclo di interviste spacciste coi nostri compagni di gattabuia.


Un marchio storico, risalente al lontano 1875, sopravvissuto a due guerre mondiali e recentemente rinato a vita nuova. A resuscitarlo nel 2012 sono stati la birraia Luana Meola, Antonio Boco e Matteo Mataloni.


Birra Perugia, prima ancora che un ottimo birrificio, è l'esempio vivente di come una specie rara sia sopravvissuta all'estinzione, rinascendo a vita nuova grazie alla dedizione del genere umano. Altro che Grifondoro!

Alla squadra originale si è poi aggiunto Luca Maestrini, fiancheggiando Luana in produzione. E sono questi due giovani galeotti a parlare.



D: In avanscoperta col drone: panoramica e momenti salienti


R: Intanto l’eccitazione per aver letteralmente scovato un marchio storico della nostra città: Birra Perugia vede la luce nel 1875 ma dopo l’acquisizione da parte di Peroni, alla fine degli anni ’20 del 900, praticamente scompare. Il nostro lavoro di rifondazione comincia nel 2006 e il nuovo birrificio sforna le prime birre nel 2013. Tra le tappe salienti non possiamo non citare il risultato del 2016, quando siamo stati proclamati Birrificio dell’Anno!

D: Spacciare con stile: quale identità, quale filosofia birraia segue il birrificio?

R: Vogliamo produrre le birre che noi per primi amiamo bere. Non ci piace seguire le mode o i capricci del marcato. Preferiamo fidarci del nostro gusto per raggiungere l’idea di originalità, sapore, equilibrio, bevibilità e finezza che abbiamo in testa. Fin dall’inizio abbiamo avuto le idee chiare: più che stupire abbiamo cercato un nostro stile. Siamo molto contenti quando ci dicono che “si sente”, al di là delle tipologie prodotte.

D: Analfa-beta e gamma birraria: la birra di ieri, di oggi, di domani e quella per sempre

R: A parte la Golden Ale, non solo perché è stata la prima ma anche per la sua capacità di rappresentare la nostra idea stilistica, nella maniera più immediata possibile, certamente la Calibro 7. E’ la birra che ha fatto cambiare passo al nostro progetto, anche nella sua percezione d’insieme. Una Pale Ale originale, intrigante ed esplosiva quanto gustosa e facile da bere, ben lontana da ogni orpello o eccesso. Un birra sempre di moda, o forse meglio dire oltre la moda.

D: Le birre vanno sbattute al fresco! Cosa si fa e cosa ancora si potrebbe fare per la distribuzione refrigerata?

R: Chiaro che è un argomento importante, anche se bisogna distinguere tra tipologie e stili. Nel nostro caso, far viaggiare le birre nel giusto modo, così come conservarle in una fase successiva, è decisivo. Però sinceramente credo anche che la birra non sia nemmeno un prodotto così fragile da preservare in maniera ossessiva. Non sopporto le estremizzazioni nemmeno in questo caso..me la bevo una birra che ha 6 mesi senza farne drammi, basta sia stata almeno tenuta al fresco.

D: Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto ci potrebbe essere una cooperativa della birra?

R: Siamo al centro di una trasformazione, quanto profonda lo vedremo. Collaborare sarà importante: in ingresso per abbattere costi, in uscita per essere più rappresentativi e visibili sul mercato.

D: Uniti si vince: quali strategie mettere in campo per vincere la dura battaglia?

R: Gli artigiani devono sentirsi ancora di più una famiglia: collaborare, discutere, trovare sinergie comuni. Sul piano istituzionale, crediamo che il ruolo di Unionbirrai sarà ancora più importante di prima. La birra artigianale deve diventare un brand, anche in grado di fare lobby (nel senso buono e virtuoso del termine).

D: Che ne sarà della birra artigianale italiana: futuro distopico oppure?

R: I problemi non mancheranno, lo stiamo già vedendo. Bisognerà capire molte cose, a cominciare da quando e come riapriranno i nostri clienti più importanti: i pub, le birrerie, tutto il settore del mangiare e bere fuori casa. Quando diciamo “sistema” intendiamo anche loro e i nostri partner distributivi. La riflessione deve essere collettiva, di filiera, oltre gli egoismi di bottega; probabile che molte cose cambieranno, ma non è detta che siano tutte in peggio.

D: Liberi tutti: quale sarà la prima cosa che farai dopo la fine della quarantena?

R: Onestamente non vediamo l’ora di tornare a fare birra. Abbiamo un impianto praticamente nuovo che chiede solo di essere usato.

E Birra Perugia sia:

Per voi, cari ex-astemi, qual è la birra più da sballo del birrificio? Risposte qui sotto ma vi anticipiamo che Perujah non vale.

Spaccisti Birrai, dal 2015 la vostre dose quotidiana di gioia

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