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  • matteo

Birra Almond 22: il birraio come terroir della birra

Il birrificio Almond 22 nelle parole del suo birraio, Jurij Ferri, evangelizzatore del gusto italiano.


Ogni birrificio, piccolo o grande che sia, ha una sua storia.

Quella del "micro" birrificio Almond 22 è una grande storia.

E chi ne beve un sorso sta leggendo un capitolo del più grande libro della birra artigianale italiana.


Era la fine degli anni ‘90 e la birra artigianale italiana, appena nata (1996), era ancora una sorta di leggenda metropolitana. I birrifici si contavano sulle dita di una mano, al massimo due. I birrai non erano ancora diventati di moda e i birrai casalinghi si riunivano segretamente, nel mercato nero dei primi forum birrari, trattando la materia come merce di contrabbando. Un po' come facciamo noi Spaccisti ancora oggi, in ossequio alle vecchie tradizioni. In un contesto del genere ci voleva un personaggio visionario come Jurij Ferri per trasformare la sua città, Pescara, nella culla della birra artigianale abruzzese.


Un DNA promettente, il suo, che unisce in proporzioni variabili passione italiana e stacanovismo svedese, con un briciolo di spirito vichingo. Alle sue spalle una famiglia battezzata nel segno della gastronomia, che lo introduce alle meraviglie dell'arte culinaria, da lui declinata nella forma di pane liquido.


Il vero terroir della birra è il birraio. Una metafora calzante quando si parla di Birra Almond 22, nata da indomito spirito pionieristico e alimentata dall'inesauribile missione di evangelizzazione birraria del suo deus-ex-machina.


Fervida immaginazione, amore per il territorio e selezione rigorosa delle materie prime. Sono questi gli ingredienti fuori etichetta di Almond 22. E tutti fanno capo al suo birraio. Lo abbiamo intervistato, chiedendogli di passato, presente e future delle sue birre. E lui ci ha risposto così, in maniera prolissa.

D: In avanscoperta col drone: panoramica e momenti salienti del birrificio

R: Non saprei rispondere. Siamo qui dal 2003, questo è il momento più saliente del birrificio. Esserci ancora ed esserci da protagonisti.

D: Spacciare con stile: quale identità, quale filosofia birraia segue il birrificio?

R: Faccio birre piacevoli da bere, che abbiano il mio DNA birrario e che siano sia libere interpretazioni di stili canonici, birre di esplorazione ed innovazione.
Non voglio stupire ma coinvolgere le persone nel mio concetto di birra: una birra ha 2 facce, la puoi bere per sete e per voglia o perché vuoi capire cosa esprime il birraio con quella birra. I pensieri, i sentimenti, gli stati d’animo e il proprio vissuto si scrivono anche con malto e luppoli, l’inchiostro e la carta del vero birraio.

D: Analfa-beta e gamma birraria: la birra di ieri, di oggi, di domani e quella per sempre

R: Non ho birre con una vera successione temporale. Forse perché la mia vita non è né lineare né ordinatissima. A volte corro velocemente in avanti per poi tornare sui miei passi. Così anche le mie birre. Basti pensare che la Torbata (birra in stile Barley Wine con aggiunta di malto torbato, nndr.) è la mia seconda birra mai brassata come birraio.

D: Le birre vanno sbattute al fresco! Cosa si fa e cosa ancora si potrebbe fare per la distribuzione refrigerata?

R: Questa è una “gatta da pelare“ per i miei distributori più che per me. L’unica panacea è affidarsi a distributori e rivenditori che hanno competenza e passione per le buone birre artigianali.

D: Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto ci potrebbe essere una cooperativa della birra?

R: Non saprei. Abbiamo tutti una propria strada da percorrere, ottiche personali ed una certa dose di egocentrismo. Non credo sia una strada facilmente percorribile.

D: Uniti si vince: quali strategie mettere in campo per vincere la dura battaglia?

R: In questo momento ,è solo l’accesso facilitato al credito e i pochi spiccioli che lo stato ci sta “elargendo “i mezzi realmente tangibili che vedo. Mezzi tangibili ma ridicolmente insufficienti.
Siamo piccole aziende, realtà molto diverse le une dalle altre. Unica strada è aprire quote di mercato maggiori ,piuttosto che farci la guerra dei prezzi (o “dei poveri”) e sgomitare per i relativamente pochi locali indipendenti sparsi sul territorio italiano.

D: Che ne sarà della birra artigianale italiana: futuro distopico oppure?

R: Nei 17 anni del mio vissuto birrario ho visto la scena brassicola cambiare diverse volte. È un mondo in continua evoluzione, che cambia e secondo me con delle logiche non sempre positive. La corsa all’estremismo, al famolo strano, non si è ancora arrestata.
Non credo che immettere sul mercato continuamente birre nuove possa realmente essere la soluzione, come non lo sarà la lattina (che personalmente mi piace per le birre luppolate e non per il resto). Resto dell’idea che dobbiamo coinvolgere una parte di quel 97% di gente che non ci beve ancora. Come? Imparando a comunicare con loro.

D: Liberi tutti: quale sarà la prima cosa che farai dopo la fine della quarantena?

R: Birra, birra a fiumi, con l’auspicio che ci sia ancora un mercato e che sia un mercato migliore di quello precedente al Covid-19.

Se volete farvi di Birra Almond 22 abbiamo a disposizione:


E voi, cari ex-astemi, cosa ne pensate delle birre Almond 22 e delle parole di Jurij Ferri? Lasciateci un pizzino qui sotto.


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